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Il senso dell'onore: affondare per tenerlo su o farlo affondare per restare a galla?
Mercoledì 25 Gennaio 2012 16:24
De Falco - SchettinoTutti noi oggi parliamo di valori come l’orgoglio, la giustizia, l’onore, anche se in realtà non sappiamo di cosa stiamo parlando. Ma, anche se abbiamo una consapevolezza di ciò che significano questi valori, nessuno di noi, o quasi nessuno, riesce a mantenere una coerenza tra ciò che si esprime e il modo in cui si agisce.
Chi riuscirebbe, per orgoglio, a rinunciare ad un qualcosa che si desidera con ardore? Chi riuscirebbe a giudicare equamente uno sventurato e uno dei potenti che hanno commesso lo stesso sbaglio, di fronte ad una mazzetta di sporco denaro? E, infine, quale capitano affonderebbe insieme alla sua nave e rischiare la vita per onore? Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e non tutti sono disposti ad affrontarlo. Ne è un esempio il capitano della nave da crociera che, avvicinandosi all’Isola del Giglio, ha urtato contro uno scoglio, al di sotto del livello del mare. Un urto la cui conseguenza è stata una falla lunga 70 metri sul fianco della nave. E il capitano, quella persona che dovrebbe affondare insieme alla nave, che dovrebbe far di tutto pur di portare in salvo i passeggeri, proprio lui è stato il primo “disperso” della nave. Più tardi si è scoperto che il capitano era fuggito e osservava la sua nave affondare dalla riva, al sicuro, lontano da ogni pericolo. Parlare di questa tragedia fa tornare indietro nel tempo, a 100 anni fa. Il 14 aprile 1912, il Titanic, in seguito ad un violento scontro con un iceberg, affondò nel profondo oceano, e il capitano morì insieme alla nave, pur di salvare i passeggeri. Lui sì che era un uomo vero, talmente coraggioso e valoroso da infischiarsene della propria vita per quella degli altri, tenendo alto il senso dell’onore.A differenza di allora, il  maledetto 12 gennaio dei nostri tempi, il capitano, di propria volontà, è uscito dalla rotta per salutare l’isola, mettendo in pericolo non solo la sua vita, ma anche quella di altri 4000 innocenti, 4000 vite di cui si è infischiato nel momento del vero pericolo. Dov’è il senso dell’onore? Dov’è quel coraggio che solo un capitano può avere? È scomparso, è affondato, insieme all’imbarcazione.Pretendiamo che l’Italia si faccia rispettare a livello internazionale, ma come possiamo ottenere rispetto dagli altri, se non abbiamo il rispetto neanche per noi stessi?
L’Europa, guardandoci, può solo provare compassione nei nostri confronti, guardando quello che succede.Fortunatamente non siamo tutti così. Marinai, cuochi, camerieri e persino passeggeri hanno fatto di tutto per salvare più vite possibile.
Un marinaio, forse preso dal panico, non è riuscito a far calare le scialuppe, e un passeggero gli ha dato una mano a scenderle tutte. Quel passeggero avrebbe potuto benissimamente scendere con la prima scialuppa e portarsi in salvo, ma non l’ha fatto.
È rimasto a bordo, ha fatto sì che tutte le scialuppe diventassero operative, in modo da uscire tutti insieme da quella tragedia. Riflettendo su quanto è successo mi viene in mente il detto: “Dio da il pane duro a chi non ha i denti per rosicarlo”. E infatti si è visto in quest’occasione quanto appena detto. Si è data una nave a chi non aveva il coraggio per assumersi la responsabilità del comando.
E fin quando ci saranno individui del genere, come possiamo pretendere un’Italia piena di valori?
Riccardo Pavone
(classe IV B Programamtori)
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