Happy Days
| Riccardo D'Amanti sempre più "rara avis". Vince un Dottorato di Ricerca e studierà Massimiano |
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| Mercoledì 28 Ottobre 2009 16:38 | |||
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Riccardo D'Amanti, il giovane acatese considerato il "genio del latino" ai tempi del Liceo Classico, continua con successo la propria carriera. Dopo essersi laureato brillantemente in Filologia e Letterature dell'Antichità, si perfezionerà nel settore delle scienze filologiche, e in particolare in Lingua e Letteratura Latina. L'ex ragazzo prodigio, cultore appassionato della lingua di Cicerone, è risultato vincitore con borsa, classificandosi al primo posto, al Concorso per il Dottorato di Ricerca indetto dall'Università La Sapienza di Roma, nell'ambito degli studi di "civiltà e tradizione greca e romana". "Delle sei Elegie di Massimiano, l'ultimo poeta elegiaco classico, vissuto nel VI sec. d. C. - spiega D'Amanti - mi propongo di portare a termine il progetto di una nuova edizione commentata...
di cui ho già fornito un saggio affrontando parzialmente nella tesi triennale e per intero in quella specialistica la prima delle sei elegie che costituiscono il "corpus".
"E' poco noto (purtroppo anche tra i classicisti!) che le elegie di Massimiano circolarono per secoli sotto il nome di Cornelio Gallo, il padre dell'elegia latina. La pseudepigrafia - erroneamente ascritta all'umanista Pomponio Gaurico ma in realtà presente in diversi codici di data anteriore all’edizione del Gaurico (1502) - godette fortuna in età umanistica e per tutto l’800, a tal punto che vi è il sospetto che Foscolo fosse convinto di aver imitato Cornelio Gallo anziché Massimiano, quando nell’incipit del sonetto “Non son chi fui, perì di noi gran parte” riprodusse il quinto verso di el. I non sum qui fueram: periit pars maxima nostri". "L'edizione massimianea risulterà costituita di una prima parte, in cui si analizzeranno problemi sulla cronologia, la biografia e l'ideologia del poeta e in cui si tratterà del ruolo di Massimiano nel genere elegiaco, della struttura e della composizione delle sei elegie, della loro fortuna. Una seconda sezione - conclude il latinista acatese - presenterà il testo e la traduzione delle elegie". A livello internazionale - infatti - si lamenta tra gli studiosi la mancanza di uno testo filologicamente corretto e di una traduzione fedele al pensiero e allo stile dell'autore.
Emanuele Ferrera
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