E se l’affondamento, assurdo quanto criminale, della nave “Concordia” fosse la metafora dell’Italia? Per di più ironia del destino, capitato proprio a ridosso dell’Isola del Giglio: il fiore che, al solo nominarlo, richiama al candore, alla purezza, alla lindezza.
E sì, qualche attinenza vuoi o non vuoi ci deve essere. Anche il nome è l’emblema e la sintesi del tutto: l’improvvisa concordia esplosa tra forze politiche antitetiche e antipatizzanti tra loro. Solo che la “Concordia” è finita proprio male… Finirà così anche la concordia politica?
Naturalmente speriamo di no perché c’è l’Italia da salvare e gli italiani da finire di depredare. Per lo meno quelli onesti.
Ah, l’Onestà! Quanta fatica nel coniugare il tuo
nome dentro il perimetro di questo vecchio stivale di cui non resta più né la suola né la tomaia… Né trova la forza di alzarsi perentorio e scaraventarsi, di punta, sui deretani dei tanti che ne occupano le poltrone di comando maldestramente.Sarà un caso, ma la sbornia del dopo Tangentopoli ha risvegliato appetiti immensi dappertutto; perché non si deve dimenticare che in ogni dove si commettono illegalità e reati.
Non sono solo i politicanti (i più esposti mediaticamente), infatti, gli unici depositari del malaffare, ma anche dirigenti, funzionari o semplici impiegati della Pubblica amministrazione perché, come ci ha insegnato il proverbio, “chi non ruba se ne pente”.
Capito gente?
Non per niente, in Lombardia è scattata l’ennesima retata in casa PDL per storie, questa volta, di bancarotte fraudolenti e le porte delle patrie galere stanno per aprirsi al passaggio di Massimo Ponzoni: un pidiellino non certamente di secondo piano.
La notizia è molto fresca e mancano ancora i soliti commenti di rito: chi lo definirà un martire della Magistratura militante (a destra), e chi un delinquente degno di Alcatraz (a sinistra). Nel solito gioco delle parti che vede, a parti interscambiabili, i due schieramenti diventare garantisti o forcaioli a seconda del colore politico del presunto lestofante di turno finito nelle maglie della Magistratura.
L’esempio ultimo di Cosentino, del resto, è stato magnificamente paradigmatico di questo andazzo.
Eppure il coordinatore nazionale del PDL, Angelino Alfano da Arcore, avrebbe potuto consigliare a Cosentino, data la gravità delle accuse, di dimettersi per permettere alla Magistratura di lavorare come per qualsiasi altro abitante di questo disgraziato Paese. Alfano che, fino l’altro ieri, era pure ministro della Giustizia. Ma la Legge, è ben noto, in Italia non è uguale per tutti.Adesso attendiamo l’Angelino da Arcore al valico monzese di Ponzoni. Che dirà (per conto del Capo)?
La cosa certa è che il partito degli onesti, che aveva agognato appena dopo Berlusconi l’ha… eletto alla sommità del PDL, non emerge. Sommerso anche lui; come la “Concordia” al Giglio, ma senza “giglio”.L’unica argomentazione che potrà addurre è sicuramente quella del parallelo tra Ponzoni e Penati dove, non certo senza stuzzicare certi sospetti, la Magistratura ha davvero usato metri diametralmente opposti. E Penati non è che non ne abbia combinate!
Tuttavia il nodo per Angelino da Arcore resta. Ma chi glielo ha fatto fare di strombazzare quella frase?
E poi le elezioni prima o poi arriveranno: chi sarà candidato tra tutti quelli che sono stati attenzionati dalla Magistratura e, magari, ancora allora, avranno pendenze giudiziarie da risolvere?Nessuno può sottacere il problema legalità che investe tutto il Pdl e nessuno può ritenere di potere ancora gestire il voto popolare, nonostante tutto, come sempre: tanto “per fortuna che Silvio c’è”.
Bene, ci sarà pure Silvio, per fortuna vostra, ma per sfortuna nostra rischiamo sempre di essere governati dalla feccia della società. Saprà dunque Angelino da Arcore ripulire e disinfestare il PDL? Lo sapremo al prossimo SMS che riceverà da Arcore.