In un momento in cui il “consumismo sfrenato” è in attenuazione, a causa della crisi che ci sta flagellando, con frequenza sempre crescente, tutti siamo alla ricerca del “buon affare”. La pratica del risparmio è senz’altro da perseguire, ma bisogna anche capire che tutto ciò che compriamo ha un prezzo nascosto. Il prezzo di un certo prodotto, infatti, non è altro che la sommatoria di tutti i passaggi industriali e di trasporto che lo portano al consumatore finale. Bello ad esempio vedere giocattoli a prezzi convenientissimi, e con colori vivaci; ma occorre pure riflettere: cosa c’è dietro? I colori per essere resi più duraturi e brillanti, contengono spesso piombo. Solo osservando un giocattolo non possiamo dire se
e quanto piombo contiene; ma possiamo essere certi di una cosa: una volta nelle mani di un bambino (figlio o nipote), come primo gesto naturale lo porterà alla bocca. Allora non sarebbe meglio optare per un giocattolo ad esempio di legno? La salute del bambino giustificherebbe in questo caso il sovrapprezzo.
Bisogna cambiare modo di pensare e sapere che ogni prodotto ha un prezzo nascosto, come ad esempio l’impatto con il pianeta su cui viviamo, la salute degli utenti finali, le salute delle persone che hanno lavorato per costruirlo. Sarebbe auspicabile, mentre spesso è celato per interessi di vendita, conoscere e quantificare il danno ecologico di ogni fase industriale, dalla produzione, all’imballaggio, dal trasporto allo smaltimento.
Anche il concetto di “verde” è da prendere con le dovute cautele. Non basta definire “verde” un prodotto: c’è sempre un impatto (ambientale, sociale, umano, animale, culturale, ecc.). Definire “verde” un prodotto è in realtà un’operazione di marketing, con la quale si evidenziano solo pochi aspetti vantaggiosi di un prodotto al fine di dare un’immagine positiva all’intero oggetto. Nessun oggetto di produzione industriale può essere totalmente verde; ogni processo manifatturiero ha (nascosto o palese), da qualche parte, impatti negativi sui sistemi naturali. Ad esempio una t-shirt di cotone “biologico” avrà sicuramente degli impatti positivi sull’ambiente, poiché è limitato l’uso di pesticidi; ma ha altresì degli impatti negativi, quali ad esempio l’enorme quantitativo di acqua necessaria. Occorrono infatti circa 10.000 litri d’acqua per far crescere il cotone necessario per produrre una singola maglietta.
In generale possiamo dire che esiste una “zona d’ombra” nell’informazione di ogni prodotto industriale. Per cambiare le cose, favorendo l’ambiente, occorrerebbe una trasparenza radicale, nelle etichette ad esempio, a illustrare ogni singolo impatto di ogni attività industriale, non sottolineando solo i lati positivi. Informare quindi sull’intero ciclo di vita di un prodotto. Questo approccio ci fornirebbe un quadro più completo delle conseguenze latenti di ciò che acquistiamo.
Pian piano, così facendo, il consumatore diverrebbe più attento. Potrebbe nascere quindi un circolo virtuoso, in quanto il consumatore potrebbe con i suoi acquisti critici e selettivi influenzare la decisione dell’impresa di continuare a lavorare allo stesso modo o di sperimentare strade alternative. Nel campo dell’edilizia, ad esempio, l’uso di materiali o sistemi con impatto ambientale basso sarebbe solo apparentemente una spesa aggiuntiva. Le spese sostenute infatti potrebbero rientrare sotto forma di risparmi energetici. Tuttavia bisogna ammettere che l “animale uomo” è programmato naturalmente a concentrarsi sui benefici a breve termine a discapito dei guadagni a lungo termine.
Oggi ci troviamo a contatto con il frutto di decisioni prese anni fa (scelte sulla progettazione, sulle fonti energetiche, sui materiali). Sappiamo che queste scelte hanno danneggiato molto sia l’ambiente che la salute dell’uomo. Le informazioni in nostro possesso attualmente sono molto migliorate e le nostre scelte critiche devono metter un freno alle logiche di marketing.
È facile rendersi conto che per certi tipi di economia, meno agiate, il problema principale è e continuerà ad essere il costo, piuttosto che gli eventuali impatti palesi o nascosti.
In generale il mercato consumistico cela tante trappole, il senso critico dell’acquisto potrebbe dare una sferzata positiva in termini di impatti sull’ambiente e sulla nostra salute.
Alfredo Di Bennardo
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