Acate, nella sua collocazione attuale, dal punto di vista geomorfologico, poggia su un esteso tavolato (la “Piana di Vittoria-Acate”). Trattasi dei resti di un grande terrazzo marino, come viene evidenziato dalla litologia dei sedimenti in affioramento (sabbie, arenarie, ghiaia, ecc.), dall’assetto sub-orizzontale delle formazioni affioranti e dai fossili che si possono ritrovare (soprattutto ostreidi e pettinidi).
Nelle immediate vicinanze del centro, non si nota la presenza di fiumi o torrenti, di pendii potenzialmente instabili, né è noto rischio da cavità sotterranee.
Acate, quindi, dal punto di vista geologico, sembra trovarsi in posizione molto sicura; ma davvero possiamo stare tranquilli? Cerchiamo di capirlo meglio, esaminando i potenziali rischi geologici
che gravano sul nostro territorio.
Va innanzitutto sottolineato che l’intera Sicilia sud-orientale è un’ area sismicamente a rischio. L’avvicinarsi della placca africana, a cui noi apparteniamo, alla placca europea, rende la nostra provincia tutta altamente sismica.
Di recente è stata adottata una nuova “normativa antisismica” che ha operato un giro di vite notevole in materia di indagini geologiche preliminari ad ogni progetto. Tutto ciò a contrastare una tendenza di superficialità e risparmio da eliminare quando in gioco ci sono vite umane, anche perché il sottosuolo acatese risulta essere abbastanza insidioso: può dare infatti origine a fenomeni locali di amplificazione delle onde sismiche.
A testimoniare il fatto che il nostro territorio, in passato, ha avuto qualche “vivace” movimento gravitativo, si mostrano in bella vista (sul pendio che dal cosiddetto “Belvedere”, arriva fin sotto contrada Costa Gatta) i resti di una paleofrana. La presenza di questo fenomeno passato ci induce a pensare che la possibilità di una riattivazione del movimento esiste, magari causato da abbondanti precipitazioni o movimenti sismici.
Anni fa, in occasione della “frana di Niscemi”, mi recai sui luoghi interessati dal dissesto, insieme a dei colleghi ad esaminare l’accaduto. Restai particolarmente colpito dalla somiglianza geologica di Niscemi con Acate. La possibilità di un evento simile a Niscemi, mel nostro centro, esiste.
Anche il P.A.I. (Piano per l’Assetto Idrogeologico per la Regione Sicilia) concorda: per la parte che ci riguarda, individua poche aree di rischio, trattasi esclusivamente di aree rurali (c.da Santissimo, c.da Pavalone, c.da Casale, c.da Piano Perrera). Sono tutti fenomeni franosi di lieve entità con stato di attività da quiescente ad attivo.
Per quanto concerne la zona dei Macconi (Marina di Acate), ricordo con un sorriso amaro il commento del solito ambientalista salace ad evindenziare il diffuso abusivismo dell’area e l’auspicio del ripristino dei luoghi, se non a opera di chi di dovere, almeno ad opera della natura stessa !!!
In attesa del Godot geologico, possiamo dire che su Macconi insiste basso rischio il rischio di maremoto.
Elevato è invece il rischio di liquefazione. Le condizioni favorevoli a questo fenomeno ci sono tutte: terreni sabbiosi sciolti e falda superficiale. È un fenomeno che in questi terreni, in seguito ad eventi sismici particolari, rende il substrato come delle “sabbie mobili”, per cui si ha lo sprofondamento delle fondazioni dei fabbricati. A volte, può anche capitare che l’integrità delle costruzioni perduri, ma con un vero e proprio sprofondamento e/o ribaltamento dei fabbricati.
Nessuna spada di Damocle su Acate, quindi, ma la consapevolezza comune di non essere in una totale “botte di ferro” non farebbe male, soprattutto in ottica costruttiva, laddove prima ancora che la sicurezza si cerca il risparmio.
Alfredo Di Bennardo
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