Alla fine la Cassazione si è espressa: i Referendum si faranno, i “giochetti” del Governo per il boicottaggio della consultazione referendaria sono stati spazzati via. Sapendo che gli italiani sono tradizionalmente ostili all'energia nucleare (anche oggi ne sono contrari 3 su 4), l'esecutivo in carica ha tentato ogni strada per evitare questa votazione, tentando persino la strada del convincimento subdolo (il fantomatico “forum nucleare italiano”).
Da oggi è certo: gli italiani saranno chiamati ad esprimersi il 12 e 13 giugno su 4 referendum riguardanti il nucleare, l'acqua pubblica ed il legittimo impedimento. Il tema più sentito rimane quello sul nucleare; vediamo quindi di fornire qualche spunto di riflessione sull'argomento, con particolare
riferimento ai suoi risvolti sull'ambiente.
Innanzitutto, quale caratteristiche deve avere un sito per ospitare una centrale nucleare (o scorie nucleari di categoria elevata)?
Il requisito fondamentale deve essere la stabilità geologica del sito ospitante, nel senso più ampio del termine. Occorre quindi che il sito: sia in pianura; non presenti rischio sismico elevato oppure sia costruito con un adeguato coefficiente di sicurezza; non presenti rischio di frane ed alluvioni, né rischio vulcanico; non “minacci” aree troppo abitate; sia in grado di resistere ad un impatto con un grande jet carico di kerosene (opzione inserita dopo l' “11 settembre”); abbia grosse disponibilità di acqua di raffreddamento (almeno 50-60 metri cubi/sec).
Il concetto di stabilità geologica o sicurezza strutturale ha tuttavia acquisito un significato metafisico, dopo quanto successo qualche mese fa in Giappone, decenni avanti in materia di ingegneria antisismica rispetto a noi. La natura non è facilmente prevedibile nelle sue forme e nella sua intensità; questo spesso l'uomo tende a dimenticarlo, e l’ “homo italicus” in questo è maestro !!
Ancora, considerando che l'Italia è un paese di montagne e colline; con il 50% del territorio a rischio sismico e oltre il 60% a rischio idrogeologico; per non parlare delle aree vulcaniche; che oltre 4.000 mq di coste italiane è a rischio inondazione, rimangono davvero poche aree potenzialmente idonee ad ospitare una centrale nucleare. Ecco perché si fanno i nomi potenziali di Marina di Ragusa o Palma di Montechiaro !
Di più, come al solito l'Italia si contraddistingue per i suoi primati, dopo i salari più bassi a livello europeo, i prezzi del carburante più alti, così come quelli dei medicinali, dopo la pressione fiscale più alta d'Europa, “decidiamo” di buttarci sul nucleare proprio mentre le riserve di Uranio stanno per esaurirsi (circa 60 anni al ritmo attuale, ancora meno se la richiesta aumenta). Troveremo quindi, eventualmente, prezzi da capogiro dell'Uranio !
I sostenitori del nucleare a qualunque costo continuano inoltre a dichiarare che l'energia atomica ci libererà dalla schiavitù delle importazioni di petrolio o degli altri combustibili fossili. Assolutamente falso! Infatti l'Italia non possiede un grammo dell'uranio necessario alle centrali, e mancano anche gli impianti stessi ad arricchirlo. L'Uranio è un combustibile fossile esattamente come carbone e petrolio, dunque la sua durata è limitata nel tempo. La storia del petrolio non ci è bastata? Evidentemente no, saremo costretti ad importare Uranio mentre le riserve scarseggiano ed i prezzi aumentano!
Per costruire una centrale nucleare ci vogliono inoltre troppi soldi e ce ne vogliono il doppio per dismetterla (circa 6-8 milioni di euro). Su chi cadranno questi costi? Risposta semplice: sulla collettività, cioè su tutti noi.
Sono necessari anni per costruirla ed anni per smontarla. Ma come si fa a costruire una nuova centrale quando non si sa dove mettere le scorie vecchie?
Si dice che il costo del kWh nucleare si aggirerà sui 6 centesimi di euro. Si fanno queste stime mentre ancora il ciclo di smaltimento delle scorie radioattive prodotte fin qui è ancora aperto. Si potrà conoscere il vero prezzo del kWh nucleare solo quando il primo kg di materiale radioattivo prodotto dalla prima centrale sarà disattivato (fra circa 30.000 anni !!!).
Uno dei problemi principali, connessi al funzionamento di una centrale nucleare è quello del confinamento delle scorie e dei rifiuti radioattivi. L'argilla viene ritenuto un isolante perfetto, in grado di arginare ogni eventuale dispersione di materiale radioattivo nel raggio di appena 25 metri. Ma sono davvero così frequenti i depositi di argilla integri di questo spessore? Per nulla. I terreni argillosi, inoltre, hanno permeabilità bassa, bassissima, ma non nulla.
Questa forma di energia è voluta da pochi a danno di moltissimi. Non ha consenso sociale, è solo l'ennesima imposizione degli interessi di una casta politica spietata che tende solo a salvaguardare i propri interessi.
Ci è stato restituito dalla Cassazione il nostro sacrosanto diritto di espressione democratica: il voto, tramite cui saremo noi a decidere su queste tematiche fondamentali.
È importante andare a votare; lo è ancora di più per le generazioni che verranno, per i nostri figli.
In ultima analisi, mettereste a vivere con tranquillità i vostri figli in prossimità di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radioattive ?
Interrogate le coscienze. Ebbene se la risposta è: no, occorre dare il nostro contributo.
Andare a votare e votare SI a questo referendum.
Alfredo Di Bennardo
N. B. L'articolo esprime il pensiero dell'autore e non quello dello staff di Acateweb
|