| Natale 2011: Dio con noi e per noi. Meditazione sul mistero dell’incarnazione |
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| Lunedì 19 Dicembre 2011 10:42 | |||
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Il Dio in cui crediamo non è la conclusione di un nostro ragionamento, ma la testimonianza che Egli si è manifestato a noi, si è rivelato. Giovanni, nel prologo del suo vangelo, afferma: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1, 18). Tutto quello che noi sappiamo di Dio è reso possibile dal fatto che il Figlio dell’eterno Padre si è fatto uomo ed è venuto a rivelarci, con parole umane, il mistero di Dio. Da Gesù sappiamo che dall’eternità Dio guarda nel tempo e stabilisce una relazione con noi: vuole essere il Signore davanti a noi, sopra di noi e in mezzo a noi.
Questa consapevolezza è espressa in modo particolare nelle parole della nostra professione di fede: “Per opera dello Spirito Santo si è incarnato
nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Nel pronunciare queste parole noi ci inchiniamo o ci mettiamo in ginocchio, perché su questo punto il cielo si è come strappato, il velo del nascondimento di Dio è stato tolto e noi abbiamo potuto contemplare il mistero. Si è realizzato il desiderio struggente espresso dal profeta Isaia: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63, 19). I cieli si sono come squarciati e Dio è sceso tra di noi, a condividere la nostra stessa vita, comunicandoci il suo Amore. Il Dio lontano è diventato l’Emmanuele, il Dio-con-noi. I grandi poeti e i musicisti più insigni hanno cantato questo mistero: “Et incarnatus est”.
Nel mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio un ruolo centrale è ricoperto ovviamente da Maria. Gesù infatti è nato “ex Maria Virgine”. È in Lei che la Parola eterna di Dio, Gesù, si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Maria mette a disposizione se stessa perché la sua persona diventi il “luogo” del dimorare di Dio in mezzo agli uomini. Tutto questo trova un particolare riscontro nella lettera agli Ebrei, in cui l’autore sacro, prendendo spunto dai Salmi, interpreta il processo dell’incarnazione come un dialogo intra-divino. Il Figlio dice al Padre: “Tu mi hai preparato un corpo…Non hai gradito sacrifici e offerte…Ecco, io vengo a fare la tua volontà” (Ebr 10, 5-7; cfr. Sal 40, 6-8). L’incarnazione del Figlio di Dio è finalizzata alla redenzione dell’umanità: il Padre non gradisce i sacrifici di montoni e di agnelli, come non gradisce alcun sacrificio umano. Gradisce invece il sacrificio d’amore del suo unigenito Figlio, che assume un corpo umano per donarlo al Padre in sacrificio di “soave odore” (Efes 5, 2). È Cristo la “vittima” che si offre a Dio al posto nostro, ottenendo la nostra redenzione attraverso un atto di obbedienza perfetta al Padre, che si oppone alla disobbedienza di Adamo. “Per noi e per la nostra salvezza” Egli si è fatto uomo, non considerando un tesoro geloso la sua divinità e facendosi obbediente “fino alla morte e alla morte di croce” (cfr Fil 2, 6-11). “Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Ebr 5, 8). Per questo motivo Egli è non solo il “Dio-con-noi”, ma anche il “Dio-per noi”, che dice al Padre: “Eccomi, io vengo a fare la tua volontà” (Ebr 10, 7). Ora, l’ “eccomi” pronunciato da Cristo è anche l’ “eccomi” proferito da Maria nell’aderire alla proposta di Dio di diventare Madre del suo unigenito Figlio: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Il Padre ha preparato un corpo al Figlio, ma anche a Maria. Ed entrambi, la Madre e il Figlio, hanno aderito alla volontà salvifica del Padre, mettendo a disposizione il loro corpo, ossia tutto il proprio essere, a cominciare dalla loro libera adesione al progetto di salvezza di Dio.
C’è un terzo “Eccomi” che Dio attende, dopo quelli di Cristo e di Maria: il nostro! Anche la nostra salvezza passa attraverso la libera accettazione della volontà salvifica del Padre. Ponendoci alla sequela di Gesù, noi possiamo imitarlo nell’obbedienza al Padre, proprio come ha fatto Maria, la quale è la prima discepola del Signore: beata, perché ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica (Lc 11, 28). Nella fatica del nostro quotidiano esistere possiamo sperimentare l’amore di Dio se con umile fiducia ci poniamo nelle sue mani di Padre e gli diciamo: “Eccomi! Sono pronto a fare la tua volontà”.
don Mario Cascone Commenti (0)
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