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TURISMO
Itinerario Monumentale

Chiesa MadreLa cittadina si presenta raccolta attorno alla piazza centrale, dove sorgono i monumenti più importanti: la Matrice e il Castello dei Principi di Biscari. Il cuore della luminosa Piazza Libertà (attualmente in fase di restauro) è occupato da una moderna fonte in pietra calcarea e da un largo spiazzo, ravvivato da verdi palme, che separano il maniero dalla Chiesa Madre.
Sulla sinistra, guardando il Castello, si trova anche il monumento ai caduti di tutte le guerre, in marmo bianco di Carrara, opera dello scultore Condorelli di Catania. Il Castello dei Principi di Biscari occupa la parte sommitale del colle sul quale sorge Acate, dominando dal vasto piazzale la valle sottostante, intensamente coltivata. Il maniero, giunto fino a noi con ampi restauri e rimaneggiamenti, fu costruito nel 1494, come attestato in una lapide marmorea recante lo stemma della casata e la data di fondazione, attualmente collocata nell'aula del Consiglio Comunale. Attualmente l'edificio si presenta secondo l'ultimo rifacimento del '700 ad opera di Vincenzo Paternò Castello, quarto Principe di Biscari.

Castello dei Principi di BiscariE' stato acquistato dal Comune e recentemente restaurato dopo anni di oblio; l'imponente struttura è destinata a Centro di Servizi Culturali, mostre e conferenze, e costituisce, da sempre, per gli abitanti di Acate un punto di riferimento stabile per Castello Internola loro storia. Presenta una mole massiccia, quasi geometrica, divisa nel prospetto in tre corpi avanzati e in due rientrati che danno luogo a due vaste terrazze delimitate all'esterno da un'ampia balconata. Si entra dal portone centrale, in Piazza Libertà, e ai lati si possono vedere i vecchi magazzini con volte a spicchi, oggi adibiti a sede di mostre e conferenze. Bello e raccolto il cortile con pavimenti in basole di calcare, dove si aprono i vari ingressi dei diversi vani delle altre ali.
Magnifica e originale è la guardiola con feritoie che permette di vedere in ogni angolo del cortile.

Ai piani superiori portano ampie scale con gradini in pietra; i vari ambienti sono vuoti perché organizzati in spazi espositivi: una porzione del maniero attende di essere trasformata in museo delle arti figurative. Sul lato sud-est si notano le robuste carceri con le doppie e triplici grate; sul lato nord, il più antico, si trova un altro ingresso, con portale in pietra, che reca nella chiave di volta un mascherone grottesco; sul lato occidentale, invece, è affiancata al maniero la Chiesa di San Vincenzo. Interessanti sono i balconi, sostenuti da mensoloni a volute e sapientemente scolpiti.

Castello InternoTutto da l'impressione della forza, come se la sua edificazione fosse stata eseguita da una schiatta di titani. Interessante è la Chiesa di San Vincenzo, annessa al Castello, e che in origine era dedicata a San Giuseppe, ma, quando, nel 1700, il Papa Clemente XI concesse al principe di Biscari, Vincenzo Paternò Castello, il corpo del martire San Vincenzo, la chiesa fu ampliata ed abbellita e poi dedicata al Santo Martire.

 

Chiesa Madre

La chiesa ha una semplice facciata con tetto a capanna e con un campanile incorporato che la rende più movimentata.
L'interno è a tre navate, sostenute da colonne binate con basi in pietra nera. Sulla porta d'ingresso alla sacrestia si può ammirare il busto marmoreo di Vincenzo Paternò Castello, quarto principe di Biscari, che detenne il feudo dal 1700 al 1749 e arricchì e restaurò la chiesa.
Nel tempio, oltre l'urna contenente i resti mortali di San Vincenzo, si può ammirare un bel organo a canne finemente lavorato e recentemente restaurato. Interessante è l'acquasantiera che si trova all'ingresso, scolpita e arricchita con marmi policromi.
Di fronte alla chiesa si trovano gli edifici che un tempo erano gli antichi magazzini di un grande palmento. Nella parte opposta di questi edifici si trova una magnifica finestra lobata di reminescenza tardobarocca.

DirilloDal piazzale antistante la chiesa, chiamato piano San Vincenzo, si può ammirare tutta la valle del Dirillo, coltivata a viti, agrumi, ortaggi e carciofi. Nella centrale piazza Libertà troneggia la Chiesa Madre, (dedicata a San Nicola di Bari) ampia e solenne con i due campanili affiancati alla facciata. Le attuali forme del tempio risalgono al 1859, quando, in seguito ai terremoti del 1693 e del 1846 buona parte della chiesa crollò e quindi venne chiusa al culto. Nei primi del 1801 si diede inizio all’ampliamento della chiesa con il proposito di dotarla di cupola, transetto e coro, ma i lavori si fermarono per cause sconosciute alla struttura rudimentale, come si può ben notare. Dopo anni di chiusura per restauri, a causa del sisma del dicembre del 1990, il tempio è stato recentemente riaperto al culto e adesso una ditta specializzata sta procedendo ad un nuovo ampliamento e restauro che consentirà di raddoppiare la lunghezza del tempio. A lato della Chiesa, si può ammirare uno degli edifici più antichi della cittadina, l'ex Palazzo Mangano, con bei balconi, lesene ai lati e magnifiche decorazioni liberty nella fascia sommitale. Nei pressi, in via San Giuseppe, siArco via S. Giuseppe trovano i resti di un portale barocco ad arco, che faceva parte dell'antica chiesa del SS. Sacramento. Per via del Carmelo si arriva ad una chiesetta, dedicata alla Madonna del Carmelo, che risale al XVII secolo, con semplice facciata, arricchita da un agile campanile Collegio di Mariacoronato da una cupoletta in maiolica colorata, di reminescenza araba, come in molti altri centri della provincia; la chiesetta è dotata di cripta. Si imbocca via Duca D'Aosta e si visita il Collegio di Maria, antica costruzione del XVII secolo, dove erano ospitate le ragazze che ricevevano la dote dal principe.

Pare che delle maestre provenienti dall'Austria insegnassero loro ogni sorta di utile lavoro, fra i quali la tessitura. Oggi il monumento, che ospita l'Istituto Sacro Cuore, si presenta come una massiccia costruzione con grandi pilastri angolari e un portale in pietra con volute ai lati. Un bel giro per le vie della cittadina, che si presenta con impianto moderno a scacchiera, può dar modo non solo di ammirare il regolare impianto urbanistico a vie ortogonali, conservatosi quasi intatto, con abitazioni a pochi piani, alcune in stile liberty, dove si nota la sapiente mano degli scultori locali, specie nei lavorati portali, negli stipiti e nelle mensole dei balconi, (molte volte si usava la pietra vicina di Comiso), ma anche di godere la tranquillità che ancora vi si respira. Fra le vie di maggiore interesse si possono consigliare via Roma, via Umberto I° e il lungo Corso Indipendenza, arteria principale di Acate, dove si svolgono lePiazza Matteotti Palioprocessioni e il famoso Palio; è qui che s'incontrano le costruzioni e i negozi più interessanti. Si sbocca quindi in Piazza Matteotti, dove è stato innalzato un moderno monumento ad una delle passioni degli acatesi: la corsa dei cavalli. Tutto attorno alla piazza si può ammirare una serie di maioliche colorate che rappresentano gli animali durante la corsa, alberi, la chiesa e altri simboli della cittadina, realizzate dall'artista di Comiso, prof. Luigi Pero. Il verde è costituito da alberi esotici come il falso pepe, lo Yucca e la mimosa. Interessante, in direzione di Chiaramente Gulfi, villa Garibaldi con eucalipti e pini e una piccola bambinopoli;Convento dei Cappuccini poco più avanti di largo Chambly (città francese gemellata con Acate) si trova il Convento dei Cappuccini, da poco restaurato e oggi sede della Biblioteca Civica "Enzo Maganuco" nonché di alcuni uffici comunali, l'Ufficio Tecnico e il Comando dei Vigili Urbani. Nel complesso conventuale, fatto costruire da Vincenzo Paternò Castello nel 1737, come si rileva da un'iscrizione posta sull'architrave della porta del Convento (3 febbraio del 1737), il principe si riservò l'uso di tre stanzette per la sua villeggiatura stagionale a Biscari. Il principe s'impegnava a versare ogni anno una somma di denaro, oltre ad una certa quantità d'olio e di frumento, per il sostentamento dei frati, a condizione che i religiosi celebrassero dueConvento interno messe al giorno per se stesso e la propria famiglia. Questo convento fu infine lasciato dai frati nel 1786 (appena cinquant'anni dopo la fondazione), quando per disposizione regia, furono aboliti gli ordini religiosi. Interessanti sono il chiostro, lastricato con ciottoli di fiume e il portico, suggestivo con la pietra a vista, che richiama la primitiva costruzione. Annessa al convento si trova la Chiesa di Sant'Anna, con una facciata molto povera (secondo le regole dell'ordine monastico), ma attualmente in pessime condizioni e inagibile. Essa è trasformata in Auditorium. Nella biblioteca del Convento dei Cappuccini, fra le migliaia di libri presenti, si trovano anche oltre trecento tomi antichi che appartenevano ai frati.

Alcune foto sono state donate dal Parroco Don Rosario Di Martino e Acateweb è stata autorizzata dall'autore a pubblicare le foto su questo sito, tutti i diritti sono riservati al proprietario ed è vietata qualsiasi tipo di riproduzione